Piazza Cesare Beccaria

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Piazza Cesare Beccaria a Milano è intitolata al giurista italiano (Milano15 marzo 1738 – Milano28 novembre 1794). Cesare Beccaria nasce da una famiglia nobile e ricca nel 1758 si laurea in legge presso l’università di Pavia. La prima figlia nata dal suo matrimonio 1760 sarà la mamma di Alessandro Manzoni. Inizia a frequentare il cenacolo intellettuale milanese che si raccoglie attorno ai fratelli Verri. Nel 1763-64 scrive “ Dei delitti e delle pene”. In quest’opera l’autore sostiene che gli uomini hanno sacrificato una parte delle loro libertà, accettando di vivere secondo le regole della comunità, in cambio di una maggiore sicurezza e di una maggiore utilità. L’autorità dello Stato e delle leggi è quindi da considerarsi legittima finché non oltrepassi certi limiti accettati dai governati in nome del bene comune. Da qui l’opposizione netta alla tortura e alla pena di morte. La prima non garantisce l’emergere della verità, oltre ad essere una pratica disumana, poiché davanti al dolore fisico chiunque sarebbe disposto a confessare qualsiasi delitto. Inoltre siccome il diritto di punire non deve andare oltre la necessità di tutelare i cittadini dagli elementi più pericolosi, non è giusto accanirsi sugli accusati prima di aver provato la loro colpevolezza. Riguardo la pena di morte, essa va abolita in quanto viene meno allo spirito del contratto sociale (nessun uomo è disposto a dare la propria vita in nome della convivenza comunitaria), e perché non è un deterrente efficace contro la criminalità. È importante anche che la pena segua in tempi brevi il reato commesso, per non lasciare l’indiziato nell’incertezza riguardo la sua sorte e per imprimere nella mente dei cittadini la consequenzialità di colpa e pena. In definitiva, lo scopo della pena è fare in modo che un danno commesso nei confronti della società non si ripeta e di scoraggiarne altri: la pena non è più, nella visione di Beccaria, uno strumento per “raddoppiare con altro male il male prodotto dal delitto commesso”, ma uno strumento per impedire che al male già arrecato se ne aggiunga altro ad opera dello stesso criminale o ad opera di altri che dalla sua impunità potrebbero essere incoraggiati. La pena è un mezzo di difesa, un mezzo di prevenzione sociale.

FONTE:

https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/beccaria/dei_delitti_e_delle_pene/html/note_cri.htm